Francamente, me ne infischio!

Quesito per genitori (e insegnanti)

Domani mio figlio, prima liceo, ha l'ultima verifica dell'anno di scienze.

Finora se l'è cavata discretamente e non è teoricamente a rischio anche se scienze è una materia particolarmente ostica per la maggioranza della sua classe. Fonte di un po' d'ansia generalizzata, quindi.

Non so bene come, e non voglio saperlo, sono riusciti ad ottenere l'elenco delle domande che lo stesso professore ha assegnato ad una sezione diversa qualche giorno fa. Le fotocopie sono state distribuite in gran segreto a tutta la classe.

Mio figlio mi ha telefonato per farmi due domande che io non mi sarei mai sognata di fare a mia madre quando avevo la sua età:

1 - è giusto guardare quella fotocopia?

2 - secondo me (secondo me???) se il professore venisse a saperlo si arrabbierebbe?

Io sono abbastanza provata da 10 minuti di telefonata con un adolescente in cerca di certezze e temo di non essermela cavata benissimo

Voi cosa avreste risposto, che magari lo richiamo e aggiusto il tiro?

 

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Posted May 21, 2012

Legittima difesa.

Ci sono prigioni invisibili a tutti tranne che a noi stessi, a noi che le abbiamo costruite.

Hanno sbarre che si spostano: alcuni giorni ti sembrano togliere tutto lo spazio fino a prenderti anche il fiato. Tu lo sai che non stringono per sempre, che prima poi si riallontanano. E' un respiro, anche il loro. Eppure ogni volta l'assedio sembra più lungo, ogni volta temi che qualcosa si incepperà, che quelle sbarre ti stritoleranno e tu non avrai scampo.

Tutto avviene mentre il mondo segue il suo binario: mentre piove e poi torna il sole, mentre la gente compra il pane e si lamenta delle mancate mezze stagioni, mentre continui a prendere l'autobus alla solita ora, a comprare il giornale la domenica mattina, a fare torte, a leggere libri, a non fare rumore, a non dare fastidio.

Dovresti urlare, chiedere aiuto. E invece ti fai ancora più silenzioso ed allontani bruscamente chiunque ti passi accanto anche solo per sbaglio.

Hai bisogno di parlare, ne hai bisogno più dell'aria che respiri, perchè le parole danno forza e fanno scappare i fantasmi. Eppure cancelli ogni possibile occasione, ti crei intorno una bolla di silenzio dentro cui combatti all'ultimo sangue tutto il peggio che riesci ad inventarti.

Le parole sono tra le tue armi migliori e lo sai. Eppure smetti anche di scrivere. Continui invece a leggere, in modo compulsivo, cercando disperatamente una risposta, o qualcosa che assomigli ad una voce amica. Perchè il bello dei libri è che sono voci senza sguardi: parlano, a volte sembrano addirittura ascoltarti da quanto bene ti rispondono. Ma non ti guardano. E quindi non ti giudicano.

Le parole finiscono così per entrarti dentro a fiumi e non trovano il modo di uscire. Si mescolano ai tuoi desideri, ai tuoi sogni, ai tuoi pensieri, trasformandosi in un nuovo flusso, in nuova materia. Che non esce. E cresce, e ti opprime, e ti soffoca da dentro.

Scrivi, dannazione.

Scrivi.

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Posted May 20, 2012

Forse era meglio se leggevi Motosprint.

Lunedì di Pasqua siamo rimasti a casa. Iniziava il campionato di motocross quindi era perentorio non allontanarsi troppo dalla tv.

La mattina è trascorsa tranquilla fino a quando  ho avuto una pessima idea: invitare l'adolescente a leggersi uno dei due quotidiani comprati il giorno prima e ancora vaganti per casa. Almeno un paio di articoli non troppo a ridosso delle pagine sportive, tra l'altro dolorosissime per lui perchè stampate quando sopravviveva ancora una debole speranza per Valentino Rossi.

Doveva essere un po' annoiato, perchè senza tante storie ha preso in mano il Corriere della Sera mentre io mescolavo gli ingredienti di una torta salata.

"Renzo Bossi è un consigliere regionale?" mi ha chiesto dopo qualche minuto con con un po' di stupore. "Eh sì" ho risposto. "Qui dice che è stato bocciato due volte alla maturità e non è molto chiaro come l'abbia superata al terzo tentativo". Gli ingredienti erano davvero faticosi da mescolare e non ho alzato gli occhi, non avrei potuto sopportare lo sguardo incredulo di un ragazzo a cui l'impegno e il successo scolastico sono stati imposti come condizione prima e inderogabile per qualunque cosa fin dal primo giorno di scuola materna.

"Eh però poi si è laureato" ha continuato lui con quell'ironia che gli esce abbastanza di rado e che è, per questo, ancora più tagliente.

Ho sperato che girasse pagina, che leggesse qualcos'altro. Ma Renzo Bossi aveva in qualche modo attirato la sua attenzione: è un ragazzotto molto più vicino a lui di quanto non lo siano gli altri politici, una sorta di anello mancante che avrei preferito continuasse a mancare.

"Ma scusa, per essere consiglieri regionali non bisogna essere eletti?" A scuola stanno facendo un po' di educazione civica e l'insegnante si sta mettendo d'impegno, partendo proprio dalla Costituzione. Gli ho confermato che il Consiglio regionale è un organo elettivo. "Quindi non è lì perchè l'ha nominato suo padre...". Ho iniziato ad intuire dove voleva andare a parare e ho rovesciato un po' di farima. "No. E' stato eletto"

"Stai scherzando..." mi ha detto.

"Mi piacerebbe molto", ho risposto.

Ed è arrivata, alla fine, la domanda che non avrei mai voluto sentire: "Vuoi dire che c'è stata un sacco di gente che l'ha votato??"

Ho cercato di spiegargli che no, probabilmente no, che dipende molto dal sistema elettorale: i voti raccolti da un partito si traducono in posti di consigliere regionale che il partito assegna ai propri candidati inseriti in lista in ordine, come dire, di opportunità.

"Renzo Bossi era opportuno?"

Io non sono più riuscita a sostenere lo sguardo di un adolescente che si è accorto di una porcheria fatta da adulti che pretendono da lui serietà, impegno, senso di responsabilità, correttezza, onestà.

"Mamma, tu non hai votato vero?". Non importa nemmeno per chi. E' il gesto che improvvisamente diventa qualcosa di cui vergognarsi, perchè ha contrbuito a legittimare una situazione indifendibile. E io lo so bene che non andare a votare è molto, molto peggio. Ma vallo a spiegare ad un quattordicenne che sta leggendo su un giornale che un ragazzo poco più grande di lui, senza nè arte nè parte, si è trovato a fare il consigliere regionale, a guadagnare un sacco di soldi e, come se non bastasse, a pretenderne pure altri. Come se rubare una volta non fosse abbastanza.

Io lo so che la classe politica in questo periodo sta affrontando problemi enormi. Ma la prossima volta che si riempiono la bocca sui giovani, su come sono (bamboccioni, mammoni, sfigati, annoiati, senza valori, ecc.) vorrei che tenessero presente che a volte succede, in una famiglia normale, in un normale giorno festivo, che nelle mani di un adolescente finisca un quotidiano. E che per quel poco che un adolescente annoiato, svaccato e intrippato di videogames può capire i politici sono poco più di una barzelletta che non fa nemmeno più ridere.  A noi adulti possono raccontare che non sapevano, che non sembrava, che sono sereni, che era necessario, che fa parte del sistema, che  in fondo è anche giusto che sia così ma un ragazzino ha in mente il bianco e nero, se ne fotte delle sfumature, non lo freghi con qualche parola in più.

Se credono davvero che toglierci un po' di soldi dalle tasche sia il danno maggiore che ci stanno facendo si sbagliano di grosso: stanno scoraggiando chi ancora crede che il mondo abbia delle regole che valgono per tutti, che l'impegno ripaga, che la serietà e l'onestà sono valori imprescindibili per ottenere il rispetto anche solo del vicino di casa e a maggior ragione di chi ti da' fiducia votandoti. E questo non glielo perdono.

Perchè i soldi versati in tasse, con un po' di fortuna e impegno posso riguadagnarli e  a quel punto li avrò dimenticati.

Dimenticare lo sguardo di compatimento che mio figlio ha rivolto a me e a tutto quello che gli vado ripetendo da quattordici anni, la vedo invece un po' più dura.

Mi vergogno un po' ad ammetterlo ma per un attimo mi sono pentita di avergli proposto di alternare Motosprint con un quotidiano. Ha ragione lui, in fondo: da una parte gli si propone il Trota e dall'altra Valentino Rossi. E' molto più serio il secondo.

 

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Bonus

"La chimica non è altro che una sequenza di osservazioni banali.

Il difficile è la sequenza"

(E.C.)

Uno dei bonus con cui integro la mia busta paga.

 

Panini

Ha 11 anni e una curiosità incontenibile.

Lo sto aiutando a ripassare geografia che domani ha la verifica sul clima dell'Europa. Davanti ha la cartina che gli ho srotolato con l'intento di aiutarlo ad orientarsi tra le varie aree di cui parliamo.

E' più o meno tra i licheni e la tundra che mi accorgo che l'ho perso. I suoi occhi vagano un po' troppo  a sud su quella cartina.

"Che c'è?" gli chiedo.

"Sto cercando un Paese"

Dico addio al clima continentale e gli chiedo "Quale?".

Non se lo ricorda, sa solo che è lì, tra i paesi dell'Europa orientale. Passa il dito tra Ucraina e Grecia un paio di volte senza stanarlo. Per cercare di guadagnare qualche minuto glieli nomino tutti, ma non c'è. 

So per esperienza che a 11 anni i ragazzi hanno una geografia che per metà è quella che conosciamo anche noi e per metà se la sono inventata per conto loro. Provo a chiedergli allora che cos'ha di particolare questo Paese che vuole mostrarmi a tutti i costi.

"E' il paese famoso per i panini che piacciono a me!" mi dichiara entusiasta.

I panini?!? Ma che diav....

Poi, improvvisa, l'illuminazione.

E con tutta la serietà che riesco a dipingermi addosso gli sposto il dito un po' più a sud, mentre gli spiego che non è in Europa, la Turchia, non ancora, anche se a quanto pare ci ha già mezzo conquistati con il suo kebab. 

 

 

 

Starnuti

Luca lo ripeteva spesso, ogni volta che se ne presentava l'occasione: "Attenta a non fare mai confusione. L'amore e il matrimonio sono due cose distinte e non collegate".

Io avevo ancora l'età dei sogni e delle illusioni, sorridevo mentre mi aggrappavo alla mia giovane certezza che non fosse così, quella certezza fatta di cartoni animati e romanzi in cui tutto, o quasi, succedeva per amore.

Luca ci provava, a spiegarmelo. La cosa che lo divertiva di più era la promessa di amore eterno: "Ma ti rendi conto? Ti chiedono di promettere che amerai una persona per tutta la vita, come se tu potessi deciderlo davvero!".

Io mi rabbuiavo un po'. Ma come? Io voglio amare il mio principe azzurro per tutta la vita e  mi aspetto che anche lui mi prometta la stessa cosa. Saremo felici e avremo tanti bambini. Certo che posso decidere chi voglio amare! Pensavo che fosse tutta una scusa, quella di Luca. Lui era così bello, le ragazze se lo contendevano, dal suo punto di vista era più facile stabilire che non dipendesse da lui e vivere ogni storia che gli si presentava piuttosto che prendersi un impegno con una sola persona. "Vedila come vuoi" mi rispondeva "ma hai appena definito l'amore un impegno". Non mi piaceva essere colta in fallo così spietatamente.

Però, gli dicevo, se vuoi creare una famiglia, crescere dei figli, comprare una casa devi contare sulla fedeltà della persona che ami. Eravamo seduti sulla nostra panchina preferita e guardavamo distratti la gente che si godeva le prime giornate tiepide dopo il lungo inverno. Lui si passò le mani sulla faccia e tra i capelli e per un attimo pensai a tutto quello che sarei stata disposta a dare, perchè quelle mani fossero state le mie. "Non ti innamori di una persona perchè vuoi comprare casa. Ti innamori perchè quella persona ti fa stare bene, perchè ti completa, per un sacco di altri motivi. Ma non per comprare casa. Poi ci sono progetti importanti che si affrontano meglio in due e per i quali è importante scegliere la persona giusta. Il matrimonio dovrebbe sancire e regolare questo tipo di unioni e lasciar perdere l'amore, sarebbe tutto molto più semplice. Facciamo finta che io e te siamo innamorati".

Pregai che fosse troppo preso dal suo ragionamento per accorgersi che la sola ipotesi mi scatenava l'inferno dentro. "Se fossimo innamorati tu saresti la persona più importante al mondo per me. E sarebbe con te che vorrei realizzare i miei progetti più importanti. Ti chiederei quindi una promessa: la promessa del tuo impegno a realizzare con me alcuni progetti, come la crescita di un figlio, l'acquisto di una casa, un viaggio insieme alla scoperta del Tibet. Potrei anche chiederti di promettermi di aiutarmi nel caso mi dovessi ammalare o dovessi perdere il lavoro. Ma sarei davvero stupido a chiederti di amarmi per sempre perchè, quello, non dipenderebbe da te."

In quel momento gliel'avrei promesso eccome, insieme allla casa, ai figli e al Tibet. Era adorabile. Sia quando mi parlava, guardandomi come se le parole dovessero entrarmi dagli occhi, sia quando stava zitto e guardava altrove.

"Si può promettere un impegno, niente di più. Promettere un amore è come promettere che non starnutirai mai: se succede è solo un caso, non certo merito tuo. La promessa la pretende chi non ha mai amato. Se ami lo sai che non puoi farci niente."

Si alzò in piedi e si stiracchiò al sole. Io recuperai in fretta la borsa dei libri che avevamo appena comprato durante la nostra scorribanda ed ero pronta a seguirlo in capo al mondo. Ma lui era fermo lì, non andava da nessuna parte. Mi appoggiò le mani sulle spalle e non lasciando scampo al mio sguardo mi disse: "Giurami che non farai mai promesse sui tuoi sentimenti e che non pretenderai mai alcun diritto sui sentimenti altrui".

Devo avergli balbettato una risposta idiota che ho dimenticato.

Lui sostiene invece che ho giurato.

RINGRAZIAMENTO

Capita di scoprire, con stupore e incredulità, che quello che vorrei dire l'ha già detto qualcun altro e molto meglio di quanto avrei mai potuto dirlo io.
Che l'abbia fatto in una poesia, genere a cui sono notoriamente allergica, mi disturba un po'. Anche se questa assomiglia molto poco ad una poesia: basta togliere gli "a capo" e diventa prosa toccante.
E' una poesia per finta.
Secondo me l'ha scritta in versi per fare in modo che chi dice di non amare la poesia non la potesse mai trovare.
Se non per caso, se non per una certa predestinazione.
Furbissima, la Szymborska.

RINGRAZIAMENTO (Wislawa Szymborska)

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
ne' riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l'amore non capisce,
perdono
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

E' merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

"Non devo loro nulla" -
direbbe l'amore
su questa questione aperta.

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